Tìn bòta

di Massimo Draghi

 

L'attuale crisi legata agli effetti del Covid-19, mi ha spinto a scrivere questo post, assolutamente off-topic rispetto ai temi abitualmente trattati in questo blog. Un post insolito che si inserisce in un contesto decisamente insolito. In questo periodo storico sono saltati molti schemi e non mi sento a disagio nel condividere i miei personali sentimenti sullo stato sociale, in un blog dove normalmente si parla di salute, benessere e cure alternative.

Ho deciso di intitolare questo post "Tìn bòta", perché sono riminese e per un riminese questa è una espressione gergale di grande valore, perfettamente calzante con il momento attuale. Letteralmente traducibile in italiano con "tieni botta", significa "resisti", "tieni duro", "non mollare". È quasi un grido di battaglia, un amuleto contro la malasorte, un ironico scongiuro.

In questi giorni di isolamento e di battaglia contro un nemico invisibile ma non per questo meno temibile, ho visto il mio Paese sotto attacco, messo in ginocchio dal virus, abbandonato da quelli che dovrebbero essere i nostri vicini e solidali conterranei continentali. L'Italia, che non avrebbe avuto bisogno di questa situazione per rallentare un'economia nazionale già in forte crisi, si è improvvisamente ritrovata sola e impopolare, additata anche come pericolosa untrice delle nazioni confinanti. Penso che però il nostro Governo, abbandonando considerazioni o direzioni politiche, abbia agito saggiamento e stia gestendo al meglio una situazione assolutamente inedita nella quale è complicatissimo prendere decisioni, in assenza di precedenti storici ai quali potere fare appello. Mi rifiuto di ascoltare il chiacchiericcio dei saccenti, quelli che non hanno il potere di prendere le decisioni e non devono portare il peso di chi può sbagliare le scelte, tutti intenti a indicare la schedina vincente il lunedì mattina, a risultati conseguiti. C'è invece un'Italia che lavora, che si rimbocca le maniche e che prende decisioni forti, fortissime. Nessuno ha avuto il coraggio di chiudere una nazione. Non perché non ce ne fosse la necessità, ma perché altrove hanno preferito negare l'evidenza, scendere a compromessi con l'economia, in alcuni casi alterare i numeri e, cosa peggiore, evocare il cosidetto effetto gregge, dichiarandosi disposti a perdere una parte della popolazione per rafforzare i sopravvissuti. Aberrante.

In Italia no. In Italia il Governo ha fatto quello che andava fatto, cercando di non abbandonare nessuno. In Italia le categorie professionali più coinvolte si sono impegnate per organizzarsi in una condizione di emergenza unica (che speriamo rimarrà tale) e sono corse ai ripari dando più di quello che il loro stipendio giustificherebbe: infermieri che dormono in corsia, medici che non tornano a casa, volontari indefessi, lunghe file di donatori agli emoscambio, tutori dell'ordine che vigilano affinché venga rispettata la quarantena. E gli italiani come hanno risposto, dopo un primo momentaneo e comprensibile periodo di adattamento e disorientamento? Attività chiuse, strade e piazze vuote, dirette live degli artisiti e flash-mob popolari dalle terrazze per dimostrare al mondo, soprattutto a quello voltagabbana, che siamo il Paese più bello al mondo. È vero, siamo il paese della malavita organizzata, della corruzione, della peggiore burocrazia, ma quando occorre veramente, siamo anche il popolo più solidale, unito, creativo, ironico e resiliente al mondo. Vinceremo questa battaglia e ci rialzeremo, senza avere fatto compromessi morali con la necessità di salvare la faccia, preservare le riserve auree e sacrificare lungo la via chi è più debole. Per come la vedo io non sono gli altri paesi ad avere impedito all'Italia di uscire dai propri confini, ma piuttosto hanno perso l'opportunità di venire nel Paese più bello del mondo. È solo una visuale prospettiva differente.

Roberto Saviano dice che quando si trova all'estero e gli dicono che viene dal paese di Totò Riina, lui risponde: "No, vengo dal paese di Giovanni Falcone". È solo una questione di prospettiva. Oggi più di ieri abbiamo molti motivi per camminare a testa alta.

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